Quando piove su un’area urbanizzata, tetti, strade e parcheggi raccolgono acqua che raggiunge rapidamente le reti di drenaggio. La capacità di assorbimento del terreno diminuisce e una quota maggiore della precipitazione diventa deflusso superficiale. Se molti apporti arrivano contemporaneamente, le portate possono mettere in difficoltà collettori e corpi idrici ricettori.

I sistemi di laminazione servono a gestire questa concentrazione temporale: trattengono una parte dell’acqua e ne regolano il rilascio. Questa funzione può essere svolta da opere diverse: serbatoi, vasche, depressioni vegetate e strutture modulari sotterranee. Vediamo come sono fatte e come si comportano durante una precipitazione.

Che cosa significa laminare una portata

La laminazione consiste nell’attenuare il picco di portata attraverso un accumulo temporaneo. Durante la pioggia, quando la portata entrante supera quella uscente, il volume immagazzinato aumenta. Successivamente, quando gli apporti diminuiscono, il sistema restituisce gradualmente l’acqua accumulata.

Per ottenere questo risultato occorrono un volume utile e un dispositivo che controlli lo scarico.

Il riempimento e lo svuotamento possono avvenire contemporaneamente: l’acqua continua a uscire mentre il livello interno sale, purché l’apporto sia maggiore dello scarico. Il massimo invaso si raggiunge quando il bilancio tra portata entrante e uscente cambia segno, passando dall’accumulo allo svuotamento.

La regolazione può essere affidata a un’apertura generica, da un’apertura calibrata o altri dispositivi specifici, come per esempio sistemi di sollevamento, nel caso in cui la quota del corpo idrico ricettore è più alta del fondo dell’invaso. Nel caso di una semplice apertura, la portata varia con il carico idraulico e la laminazione non è ottimale: aumentando il livello dell’acqua, aumenta anche la spinta che alimenta lo scarico.

Il riferimento lombardo del 2026

La D.G.R. Lombardia 2 febbraio 2026, n. XII/5710, pubblicata sul BURL del 6 febbraio, aggiorna l’Allegato L al Regolamento regionale 7/2017.

Il documento offre indicazioni tecniche e buone pratiche, con contenuti non prescrittivi: gli obblighi e i criteri applicabili restano quelli del regolamento vigente. Nel paragrafo 4.5 presenta quattro famiglie con prevalente funzione di laminazione: serbatoi e cisterne per il riuso, vasche volano interrate, vasche superficiali e zone umide artificiali, supertubi e sistemi cellulari.

Serbatoi e cisterne per il riuso

Le cisterne raccolgono acqua meteorica da destinare, con qualità e impianti adeguati, a utilizzi compatibili come l’irrigazione o l’alimentazione delle cassette di scarico. Possono essere collocate fuori terra oppure interrate.

Il recupero rende disponibile una risorsa alternativa all’acqua potabile. Il contributo alla laminazione dipende però dallo spazio libero all’inizio dell’evento meteorico.

Una cisterna già piena offre poca capacità aggiuntiva. Inoltre, il consumo irriguo può essere ridotto proprio nei periodi piovosi, quando sarebbe utile disporre di maggiore accumulo.

Per associare recupero e laminazione occorre valutare il bilancio tra raccolta e consumi e garantire il volume necessario alla funzione idraulica, per esempio mediante una porzione dedicata con scarico controllato. Filtrazione, troppo pieno e accessibilità per la pulizia completano il sistema.

Nella configurazione più comune, l’acqua raggiunge la cisterna attraverso i pluviali e un filtro intercetta foglie e materiali grossolani. Il prelievo verso le utenze avviene mediante un circuito dedicato, generalmente dotato di pompa. Quando il serbatoio raggiunge il livello massimo, il troppo pieno convoglia gli apporti eccedenti verso il recapito previsto.

In una cisterna con funzioni combinate, una quota inferiore può conservare l’acqua destinata al riuso, mentre una quota superiore si svuota attraverso uno scarico regolato. Le due porzioni possono appartenere allo stesso contenitore, pur svolgendo funzioni differenti.

Vasche volano interrate

Le vasche volano interrate trovano applicazione dove occorre conservare l’uso della superficie per parcheggi, viabilità o altre attività. Raccolgono temporaneamente il deflusso e lo restituiscono attraverso un organo di regolazione.

Possono essere realizzate con elementi prefabbricati oppure con strutture costruite in opera. L’interno costituisce un ambiente di accumulo, eventualmente suddiviso in comparti comunicanti. Le aperture di collegamento consentono all’acqua di distribuirsi tra i comparti, mentre l’uscita controllata limita la portata complessivamente restituita.

Con lo sviluppo dell’evento meteorico, il livello cresce e occupa progressivamente lo spazio disponibile; al diminuire degli apporti, scende fino al livello consentito dalla posizione dello scarico e dalla geometria del fondo.

La loro efficacia dipende dal volume effettivamente utilizzabile e dalle condizioni dello scarico. Nel progetto vanno considerate le quote delle condotte, i livelli del ricettore, le interferenze con i sottoservizi e la possibilità di ispezionare l’opera.

L’accumulo può favorire la sedimentazione di parte del materiale sospeso, ma questo effetto non equivale a un trattamento completo dell’acqua.

I depositi devono poter essere rimossi: se si accumulano, occupano spazio e possono compromettere gli organi di scarico. La manutenzione va quindi prevista già nella configurazione dell’opera, con accessi e modalità operative concretamente utilizzabili.

Vasche superficiali e zone umide artificiali

Le vasche superficiali utilizzano depressioni del terreno per ospitare temporaneamente l’acqua. Possono essere inserite in aree verdi e spazi aperti, associando la funzione idraulica a quella paesaggistica.

Un bacino normalmente asciutto si riempie durante gli eventi meteorici e recupera successivamente la propria disponibilità. L’eventuale uso ricreativo deve essere compatibile con frequenza, profondità e durata dell’allagamento.

Le zone umide artificiali, o constructed wetlands, comprendono invece ambienti vegetati progettati anche per favorire processi di trattamento. Acqua, substrato e vegetazione concorrono al funzionamento, che richiede condizioni idrauliche appropriate.

Occorre distinguere l’eventuale volume permanentemente occupato dall’acqua da quello disponibile per accogliere nuovi apporti. La sola presenza di uno specchio d’acqua non dimostra una capacità di laminazione sufficiente.

Nei bacini asciutti, la variazione del livello rende riconoscibile il processo di accumulo: una superficie normalmente emersa viene progressivamente occupata dall’acqua. Nei bacini con acqua permanente, invece, la laminazione avviene attraverso l’innalzamento temporaneo sopra il livello ordinario.

Nelle zone umide, la presenza di vegetazione e di percorsi idraulici articolati può rallentare il movimento dell’acqua e favorire sedimentazione e filtrazione. Questi processi dipendono anche dal tempo di permanenza e dalle caratteristiche dell’acqua in ingresso.

Queste soluzioni richiedono attenzione alle sponde, agli accessi, alla vegetazione e ai percorsi dell’acqua, ma possono offrire benefici ambientali e rendere visibile il funzionamento del drenaggio urbano.

Supertubi e sistemi cellulari

I supertubi sono condotte sovradimensionate utilizzate come volumi di invaso. I sistemi cellulari creano invece accumuli mediante moduli, generalmente plastici, caratterizzati da un’elevata percentuale di vuoti.

Entrambe le soluzioni permettono di ricavare spazio di accumulo nel sottosuolo. La modularità può facilitare l’adattamento alla geometria disponibile, mentre la collocazione sotto aree carrabili richiede adeguate verifiche strutturali.

Nei sistemi cellulari la configurazione può prevedere il contenimento impermeabile oppure l’infiltrazione, quando le condizioni del sito la consentono. Nel primo caso, una membrana impermeabile avvolge l’accumulo e l’acqua viene restituita attraverso lo scarico previsto. Nel secondo, un involucro permeabile permette il passaggio verso il terreno circostante.

I moduli comunicano attraverso aperture che collegano i rispettivi vuoti, formando un unico spazio idraulico. Alcuni sistemi comprendono canali interni utilizzabili per ispezioni e pulizia; geometria e accessibilità variano secondo il prodotto. Nei supertubi, invece, l’acqua occupa direttamente il volume interno delle condotte, collegate a pozzetti e organi di regolazione.

Queste strutture richiedono ispezionabilità, pulizia e protezione dall’ingresso dei sedimenti. Un volume elevato perde utilità se, nel tempo, diventa difficilmente accessibile o viene parzialmente ostruito.

Administrator
Administrator