R.R. 7/2017 di Regione Lombardia come modificato dal R.R. 8/2019

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Il Regolamento Regionale n. 7/2017, come successivamente modificato dal R.R. n. 8/2019, definisce i criteri e le modalità per garantire l’invarianza idraulica e idrologica degli interventi sul territorio lombardo. L’obiettivo è evitare l’incremento del rischio idraulico e assicurare una gestione sostenibile delle acque meteoriche.

Nel complesso, il Regolamento prevede quattro livelli di verifiche e prescrizioni. Di seguito se ne riportano i principali criteri applicativi.

La portata massima scaricabile

Gli invasi devono garantire che la portata scaricata verso il corpo idrico ricettore non superi i valori limite stabiliti dal Regolamento, definiti in funzione della classe di criticità dell’area o di eventuali prescrizioni specifiche dell’ente gestore. La funzione principale dell’invaso è quella di trattenere temporaneamente i volumi di pioggia eccedenti, riducendo i picchi di portata in uscita.

Interventi di superficie ≤ 300 m²

Per gli interventi meno estesi, con superficie non superiore a 300 m², è possibile adottare una delle seguenti soluzioni:

  • convogliare le acque meteoriche direttamente sul suolo o negli strati superficiali del sottosuolo senza vincoli di portata scaricata o direttamente in laghi o nei fiumi Po, Ticino, Adda, Brembo, Serio, Oglio, Chiese e Mincio, anche in questo caso senza vincoli di portata;
  • ottemperare al rispetto di requisiti minimi.

Interventi di minore entità

Per interventi di minore entità, ovvero ricadenti in ambiti territoriali a bassa criticità (C), oppure per interventi con superficie inferiore a 1.000 m² e coefficiente di deflusso medio ponderale minore o uguale a 0,4, è previsto il rispetto dei requisiti minimi di invarianza idraulica.

Requisiti minimi

Il rispetto dei requisiti minimi comporta la realizzazione di uno o più invasi di laminazione, naturali o artificiali, dimensionati in modo da compensare l’aumento di deflusso superficiale generato dall’intervento.

Il volume di invaso richiesto dai requisiti minimi viene determinato in modo semplificato sulla base della superficie impermeabile oggetto di intervento.

In particolare, la superficie impermeabile efficace è calcolata come prodotto tra:

  • l’area interessata dall’intervento;
  • il coefficiente di afflusso medio ponderale.

Il volume minimo di invaso è quindi ottenuto moltiplicando tale superficie impermeabile efficace per un valore specifico di volume espresso in termini di volume unitario (m²/haimp), definito dal Regolamento in funzione della classe di criticità dell’area (A, B o C).

In forma generale, il volume minimo può essere espresso come:

Dove:

  • A è l’area oggetto di intervento;
  • φ è il coefficiente di afflusso medio ponderale;
  • vspec è il valore specifico di volume associato alla classe di criticità dell’area.

Il Regolamento assegna valori crescenti di vspec al crescere della criticità idraulica dell’ambito territoriale, richiedendo quindi volumi di laminazione maggiori per le aree più critiche.

Interventi di media entità

Per interventi fino a 1 ettaro e per interventi da 1 a 10 ettari e con coefficiente di deflusso medio ponderale minore o uguale a 0,4, si può applicare il metodo delle sole piogge.

Il metodo delle sole piogge consente di dimensionare l’accumulo mediante un calcolo idrologico semplificato. A partire dalla curva di possibilità pluviometrica della zona, e attraverso le formule indicate dal Regolamento, vengono determinate la durata critica dell’invaso di laminazione e il volume necessario.

In tutti i casi, l’invaso dovrà essere completamente svuotato entro le 48 ore successive, al fine di garantire la disponibilità di volume in caso di eventi meteorici ravvicinati e rispettare comunque i requisiti minimi.

Si adottano le formule sotto riportate dove: φ il coefficiente di afflusso medio ponderale, a ed n sono i parametri della curva di possibilità pluviometrica, ulim è la portata specifica limite scaricabile, Dw è la durata critica dell’invaso:

Interventi di rilevante entità

In tutti gli altri casi, e facoltativamente anche nei casi precedenti, si procede con il metodo dettagliato. Questo approccio consente di stimare il volume di invaso a partire dal calcolo idrologico delle portate in ingresso e, tramite l’equazione di continuità, di ricavare il volume minimo necessario a garantire una portata in uscita non superiore a quella prescritta.

Per la costruzione dell’idrogramma di piena si parte dalle curve di possibilità pluviometrica e, applicando uno dei metodi di trasformazione afflussi-deflussi, riconosciuti validi in letteratura tecnica, si ricava la curva delle portate defluenti.

A titolo indicativo Regione Lombardia cita l’utilizzo:

  • dello ietogramma Chicago per modellare la distribuzione delle piogge;
  • del metodo del coefficiente di afflusso o del modello di Horton per la depurazione delle piogge;
  • del metodo di corrivazione per la trasformazione afflussi-deflussi.

In ogni caso, come per il metodo delle sole piogge, il volume dovrà essere superiore a quello calcolato per i requisiti minimi e l’invaso dovrà essere svuotato nelle 48 ore successive.

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